Relazioni senza numeri

I Social Media e il marketing non convenzionale hanno introdotto un panorama comunicativo del tutto nuovo, all’interno del quale il modello comunicazionale tradizionale (emittente -> messaggio -> ricevente) ha lasciato il posto a nuove meccaniche che mettono al centro dell’attenzione la conversazione.

In questo nuovo scenario conversazionale, il pubblico non è più un soggetto passivo che – tipicamente davanti alla tv – accetta pedissequamente i messaggi pubblicitari. L’interazione, il commento, la divulgazione di un messaggio filtrato sono infatti una nuova prerogativa di uno «spettatore che non è più tale». Tutto ciò porta ad una ridefinizione del termine target: non è più possibile descrivere le persone che ci ascoltano in base a semplici criteri demografici, sociografici o geografici ma bisogna prenderne in considerazione gli interessi, le abitudini e le comunità alle quali appartengono. Proprio per questi motivi, diventa necessario instaurare un rapporto one-to-one con il pubblico, andando ad incontrarlo nelle piazze virtuali che frequenta ed instaurando con lui una conversazione.

E’ diventato normale – soprattutto per le fasce d’età più giovani (utilizzando definizioni old-style) – l’utilizzo dei Social Media come punto di confronto e scambio tanto da meritarsi la definizione di nativi digitali. Ma chi non ha mai cercato sul web delle opinioni su prodotti che voleva acquistare e, ancora più importante, quanto importante riteniamo l’opinione di un amico (o comunque di una persona conosciuta) riguardo a marche o a singoli prodotti?

La conversazione diretta o quella indotta (attraverso il marketing non convenzionale) sono diventate la nuova frontiera del branding e non basta una fan-page su Facebook o un account Twitter per gestirle.

Serve la capacità di ascoltare e interagire con le persone, creando cultura e stimoli nuovi; posizionandosi nel mercato come interlocutori, punti di riferimento e non semplici ed anonimi players.

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